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Museo della Porziuncola

Il Museo è parte integrante del percorso dei pellegrini che dalla Porziuncola, al Transito, alla Cappella delle Rose visitano le memorie di San Francesco. Esso offre una sosta di maggiore comprensione di questi luoghi. Le sale ospitano in successione cronologica le opere che da sempre hanno reso famoso il Museo della Porziuncola. L'allestimento tiene conto di nuclei tematici propri della spiritualità del luogo.

Il Paesaggio della Porziuncola sala A

La cappella di Santa Maria della Porziuncola è un piccolo edificio collocato al centro della valle spoletana, lungo la strada tra Assisi e Bettona. La più antica attestazione del toponimo Porziuncola (Porzucle) letteralmente "piccola porzione", "piccolo appezzamento di terra", si ritrova in una pergamena del 1045 conservata nell'Archivio della Cattedrale di S. Rufino.Francesco giunse alla Porziuncola spinto dalla necessità di trovare un luogo dove alloggiare i compagni che cominciavano a crescergli intorno. Nel 1209- 1211 ottenne dall'Abate di San Benedetto del Subasio l'uso della chiesa, che allora versava in condizioni di abbandono. Come già avvenuto per San Damiano, il santo ne iniziò prontamente i lavori di recupero.Fu in questo luogo che Francesco, udito il brano del Vangelo dove Cristo invia per il mondo i suoi discepoli (Matteo 10,5-15), ebbe la rivelazione della sua futura missione e ne trasse la definitiva scelta di vita. Una probabile traccia dell'antica fondazione della chiesa di Santa Maria della Porziuncola è data dalla lastra marmorea esposta in questa sala. Si tratta di un manufatto databile al IX-X secolo, con decorazioni a treccia raffiguranti due croci inscritte entro una cornice architettonica, rintracciato nel coretto dei frati della basilica alessiana. Non è tuttavia possibile affermare con certezza la provenienza della lastra dall'antica chiesa né che fosse destinata a rivestirne il primitivo altare.

La Porziuncola tra il XIII e il XV secolo sala B-C

La devozione di Francesco al Crocifisso rappresenta il nodo centrale della sua spiritualità, della sua pratica di vita e del suo insegnamento. Seguire l'esempio di Cristo Crocifisso e osservare il Vangelo vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità è la regola dei frati minori così come Francesco la dettò. In questa sala è esposta la Croce di Giunta Pisano raffigurazione del Crocifisso patiens, ovvero il Cristo che pende senza vita dal legno della croce, descrivendo un'ampia curva nello spazio. Di questa particolare iconografia, elaborata nello Oriente bizantino tra IX e XI secolo, i Francescani furono tra i principali diffusori perché in essa si sottolinea la natura umana di Cristo che si sacrifica per la redenzione dell'uomo. L'icona del Maestro di San Francesco è la più antica immagine del santo conservata alla Porziuncola. È probabile che la tavola fosse esposta su un altare all'interno della cella di Francesco, o nel luogo dove egli morì la sera del 3 ottobre 1226, per ricordare ai pellegrini la figura del santo stimmatizzato ed essere proposta come reliquia alla devozione dei fedeli.È tradizione su di essa giacque il corpo di Francesco morto allorché fu portato dalla Porziuncola ad Assisi per la solenne sepoltura. Dopo la morte di Francesco, il valore spirituale della Porziuncola divenne ancora più intenso.Da lui stesso indicata come fonte primaria di ispirazione e modello per tutti i seguaci, la Porziuncola restò la più autentica testimonianza della vita e del messaggio di Francesco. Agli inizi del Quattrocento i caratteri fondamentali del Francescanesimo primitivo vennero rilanciati dal movimento dell'Osservanza, il cui maggiore esponente fu il colto predicatore san Bernardino da Siena (1380-1444). Di questo periodo sono testimonianza il pulpito ligneo detto di san Bernardino e i monogrammi del Nome di Gesù (IHS), devozione praticata e diffusa dal santo. Il pregevole dossale di Andrea della Robbia con l'Incoronazione della Vergine, realizzato intorno al 1475 su probabile commissione di Anastasia Baglioni Sforza, moglie del signore di Perugia Braccio III Baglioni, è indicativo della nascente volontà di arricchire con prestigiosi arredi il complesso della Porziuncola.

Iconografia mariana sala D

Francesco ebbe una singolare comprensione del ruolo di Maria nella storia della salvezza. Pervaso da spirito cavalleresco, "circondava di amore indicibile la Madre di Gesù perché aveva reso nostro fratello il Signore della maestà" (2 Cel 198; FF 786). Nella sua lettura simbolica della realtà, l'edificio stesso della Porziuncola fu per Francesco icona di Maria. Egli infatti percepì questo luogo non solo come "porzione" di mondo affidatagli da Dio per servirlo, ma anche come figura stessa della Vergine, "porzione" eletta e santa di umanità, scelta dal Padre per l'incarnazione del Verbo. Il richiamo a questa immagine di Maria sembra trovare riscontro anche nel saluto che il santo era solito rivolgerle: "Ave suo palazzo, Ave sua tenda, Ave sua casa, Ave suo vestimento, Ave sua ancella, Ave sua madre" (FF 259). Nella sala D sono raccolte numerose testimonianze relative all'immagine di Maria alla Porziuncola, la più notevole delle quali è la Madonna detta del Latte. La scultura, opera della fine del XIV - inizio del XV secolo, era in origine posta entro un tabernacolo collocato al di sopra della facciata della cappella e andato distrutto nel terremoto del 1832. Il recente restauro ha portato alla luce tracce dell'originaria policromia: rosso e nero per le vesti della Vergine e del Bambino; verde sul basamento del trono. Nel 1393 Prete Ilario da Viterbo dipinge la grande Pala con l'Annunciazione e storie dell'indulgenza del Perdono per l'altare della Porziuncola. In questa opera veniva fissata un'iconografia della Vergine diversa da quella dell'Assunta cui la Porziuncola era dedicata. Analogamente a quanto era avvenuto per l'immagine del Cristo patiens, anche per Maria si operava una progressiva umanizzazione della sua figura evidenziandone il ruolo di donna e di madre rispetto alla regalità e solennità del mistero della sua Assunzione al cielo. Sulla base di disegni realizzati da Francesco Providoni nel 1687 e di una serie di incisioni ottocentesche in rame viene riproposto l'arredo dell'altare della Porziuncola così come si presentava fino ai primi del Novecento. Fino a questa data l'immagine mariana era occultata per intero e veniva mostrata ai fedeli solo durante le maggiori festività dell'anno o in occasione della visita di illustri personaggi. In questi rari casi la Vergine veniva esposta al culto aprendo le ante d'argento che la ricoprivano. Le attuali in esposizione sono quelle realizzate nel 1802, dopo che le originali vennero sottratte dalle truppe napoleoniche nel 1798.

La basilica alessiana sala E

Il 25 marzo 1569 fu posta la prima pietra del nuovo tempio che per volere di papa Pio V sarebbe sorto intorno alla Porziuncola. La costruzione di una grandiosa basilica dedicata alla Madonna degli Angeli rispondeva alla volontà di inglobare la piccola chiesa e gli altri ambienti in cui si era consumata la vicenda di Francesco in un unico e solenne insieme capace di contenere la sempre più consistente massa di fedeli. Ad occuparsi della progettazione della nuova chiesa venne chiamato l'architetto perugino Galeazzo Alessi, che consegnò il modello definitivo nel 1568. Il progetto comportava l'eliminazione dell'antico assetto del luogo e fu improntata a semplicità di strutture per evidenziare le "reliquie" francescane della Porziuncola e del Transito, quasi fossero gioielli in una teca, amplificandone l'aspetto di povertà e umiltà che le legava alla storia di Francesco. La fabbrica procedette con lentezza per le molte difficoltà finanziarie: data la povertà dell'ordine, la costruzione fu sempre portata avanti solo grazie alle elargizioni della Sede pontificia, del governo cittadino e dei fedeli. Un'altra causa del faticoso avanzamento dei lavori sembra sia stata dovuta al particolare modo di procedere. Dalle cronache del tempo appare infatti che la nuova costruzione cresceva mano a mano che si demoliva il vecchio: le logge, la sagrestia vecchia, la "casa del Comune", l'appartamento dei Papi, la cappella dello Spirito Santo, il vecchio convento e il coro quattrocentesco retrostante la Porziuncola. Parallelamente al procedere dei lavori si dava avvio all'allestimento delle cappelle, iniziato già agli inizi dell'ultimo decennio del Cinquecento con la decorazione della cappella dell'Annunziata. Nella sala E ritroviamo testimonianze grafiche conservate nell'archivio della basilica. La sala è dedicata all'iconografia relativa a Francesco e ai santi dell'Ordine con tele variamente provenienti dalla chiesa e dal convento. A Francesco Providoni appartiene la grande tela con san Giovanni da Capestrano e san Pasquale Baylon, realizzata nel 1692 in occasione della canonizzazione dei due santi. Di Cesare Sermei, coadiuvato dalla sua bottega, sono le due tele con San Francesco e Santa Chiara. Nato a Città della Pieve nel 1581, il pittore si trasferì dal 1607 ad Assisi, città a cui legò la maggior parte della sua produzione. Attivo nelle decorazioni della cappella del Battista e di quella delle Stimmate in basilica, l'artista è anche artefice delle tre tele oggi esposte nei locali annessi al Museo. Recentemente sottratta all'oblio è la grande tela raffigurante San Francesco tra le sante Chiara e Elisabetta d'Ungheria. La presenza dell'opera intende suggerire il tema della santità francescana femminile fiorita intorno a Francesco sin dalle origini del movimento minoritico nei due fondamentali aspetti della vita contemplativa (Chiara) e della vita secolare (Elisabetta d'Ungheria).

(Comuni di produzione)

Tipo di bene artistico/naturale

Museo