Agriturismo in Umbria

Attrattive

PARCO di COLFIORITO

Principali caratteristiche

 

Il Parco è compreso nel comparto dell’Appennino centro-occidentale, all’interno di un complesso di conche tettonico-carsiche pianeggianti e di grande estensione, compreso tra Umbria e Marche  e denominato Altipiani di Colfiorito.


L’altipiano è composto da sette conche che costituiscono il fondo di antichi bacini lacustri, prosciugatisi sia naturalmente che per opera dell’uomo.


La  Palude di Colfiorito è l’entità più significativa del complesso fenomeno: ha forma tondeggiante, superficie di circa ha 100  con fitta vegetazione acquatica. La Palude è stata dichiarata di interesse internazionale dalla Convenzione di Ramsar per le caratteristiche della sua torbiera, per  le ricchezze di specie vegetali e quale habitat eccellente per l’avifauna.


Il sistema dei piani è racchiuso dalle dorsali calcaree, scandito da sistemi collinari e gli Altipiani di Colfiorito segnano un grande cambiamento del paesaggio che da scosceso ed aspro diviene dolce ed ondulato.


Intorno ai piani carsici, in cima ai colli,  sono i  “castellieri”, modello insediativo predominante dalla fine del X secolo a.C. fino alla conquista romana.Tra tutti i castellieri è compreso nel Parco quello di Monte Orve. Oltre all’abitato di Colfiorito, sono interni all’Area Naturale Protetta i resti dell’antica città di Plestia. Il territorio degli altipiani è utilizzato, oltre che per le coltivazioni tradizionali dei cereali e dei foraggi, soprattutto per quelle delle lenticchie e delle patate rosse. La popolazione dell’area di gravitazione diretta del Parco è di circa 5.000 abitanti. Ancora sul territorio gravitante del Parco sono insediati caseifici che trasformano il latte localmente prodotto in formaggi, mozzarelle e ricotta di alta qualità. Il centro urbano di Colfiorito offre un buon livello di strutture ricreative e ricettive.


 

Percorsi nel Parco

Percorrendo in auto la Statale 77 si arriva al centro abitato di Colfiorito dal quale si raggiunge, attraverso la  strada comunale per Forcatura, la Palude omonima che  si può visitare percorrendo i vari sentieri che ne seguono il perimetro e che portano a osservatori, costruiti  per essere fruiti anche  da portatori di handicap, dai quali si può praticare il bird-watching.


Nei pressi di un diroccato mulino si trova il più grande degli inghiottitoi, nei quali defluiscono le acque della Palude, denominato del “Molinaccio” .


La possibilità di visita  della Palude è recente e frutto di interventi che permettono l’accesso ad alcune parti spondali e all’interno dello specchio d’acqua, salvaguardando comunque l’integrità delle parti più favorevoli al permanere dell’avifauna.


Sempre dal “Molinaccio”, attraverso  una strada sterrata, si arriva alla cima del Monte Orve  ove si ha una visione totale dell’area della palude, del piano di Colfiorito e di quello di  Annifo.


Superato il centro abitato di Colfiorito e dirigendosi verso Pievetorina eVisso, si giunge al santuario di Santa Maria di Plestia e agli scavi  della omonima città.


Il santuario è meta di pellegrinaggio annuale; è sede, negli spazi circostanti, di fiere mensili da maggio a settembre. Di particolare interesse è la cripta che si presume risalga al sec. XI, suddivisa in cinque navatelle da tre ordini di colonne e sormontate da capitelli di reimpiego spesso decorati con motivi geometrici.


Gli  scavi archeologici hanno riportato alla luce resti di edifici tardo-repubblicani, del foro, di un tempio e di altri edifici con pavimenti a mosaico ed aree porticate; sotto gli edifici romani sono resti di un villaggio dell’età del ferro (IX/VIII sec. a.C.). 


Tra la base del Monte Orve e l’attuale cimitero di Colfiorito sono state scavate 250 tombe ad inumazione con corredi di ceramiche, armi in ferro, oggetti ornamentali, dei quali i più antichi risalgono al X sec. a.C.

 

Raggiungere il Parco di Colfiorito

Al Parco Regionale di Colfiorito si arriva:


 

 IN TRENO Stazione Foligno - linea Roma-Ancona delle FF.SS.


 

 IN AUTO S.S. Flaminia da Terni - S.S. 75bis da Perugia - S.S. 77 Val di Chienti da Foligno.


 

Perugia dista Km 53, Roma Km 130.


 

 La sede attuale del Parco è a Foligno - Piazzetta del Reclusorio, 1 int. 4


 

Tel. 0742/349714 - Fax 0742/342415


 

e Via Adriatica - 06030 Colfiorito - Tel. 0742/681011 Fax 0742/680098

 

 

Il sistema Parco

 

Il sistema degli altipiani di Colfiorito ha un’estensione di circa 50  chilometri e i  sette bacini che lo compongono sono collocati a quote, sul livello del mare, comprese  tra i 750 e gli 800 metri.


 

Il carsismo più importante della Palude di Colfiorito è l’inghiottitoio del Molinaccio.


 

Caratteristica è la vegetazione palustre costituita, da fitocenosi disposte a fasce concentriche (Hordeo-Ranunculetum velutini, Caricetum gracilis, Phalaridetum).


 


La palude di Colfiorito rappresenta la porzione naturalisticamente più rilevante dell’intera zona. È importante area di sosta dell’avifauna migratoria caratteristica degli ambienti umidi e quindi, abitat ottimale degli uccelli acquatici (airone cinerino, airone rosso, tarabuso, tarabusino, germano reale, mestolone).


 

Questa piccola zona umida ospita una delle più importanti popolazioni italiane di tarabuso il cui patrimonio nazionale si aggira intorno alle 20-30 coppie nidificanti. Tra la fine di agosto e la metà di settembre, sul far della sera, si può ammirare lo stupendo spettacolo delle migliaia di rondini che garriscono nel cielo della palude in cerca di un ricovero per trascorrere la notte.


 


La Palude di Colfiorito e i Piani sono complessivamente uno degli elementi naturali di maggiore interesse nell’Appennino per il complesso delle caratteristiche geomorfologiche, geologiche, idrologiche, paleontologiche, botaniche, agronomiche storiche e paesaggistiche.


 

Una particolare importanza ha l’idrologia dell’area per la sua  incidenza quale bacino di alimentazione di  fondamentali sorgenti idropotabili e idrominerali dell’Umbria.

 

Tutto il complesso degli altipiani costituisce un serbatoio, in gran parte inesplorato, per ricerche sulla vegetazione attraverso lo studio dei pollini e particolare importanza ha lo studio fitosociologico della Palude di Colfiorito.


 

Il sistema dei castellieri, ed in particolare quello di Monte Orve, sono l’altro grande settore di ricerca archeologica-paleontologica che può anche contribuire a stabilire i legami tra i paesaggi vegetali scomparsi e quelli più recenti e il loro rapporto con la presenza dell’uomo.


 

Colfiorito è al centro di un sistema di itinerari di origine protostorica, di alto interesse e fruibilità. Si ricordano: verso Spoleto la strada della Spina; la via Plestina verso la valle del Topino e il Forum Flaminii; il percorso lungo la valle del Menotre.


 

Infine il Sentiero Italia dal vicino Monte Pennino attraversa Colfiorito fino al monte Tolagna e questo tratto si caratterizza per gli elementi di grande interesse scientifico e culturale.


 

Il Parco di Colfiorito offre un grado di vivibilità di livello alto per gli aspetti climatici, paesaggistici e per l’organizzazione sociale ed economica.


 

La strada che conduce a Visso collega idealmente e praticamente l’area di Colfiorito al Parco dei Monti Sibillini.

 

 

                                                                                    Agricoltura   Prima parte

 

L'attività agricola che riguarda il complesso carsico degli Altipiani di Colfiorito Plestini è fortemente condizionata dalla particolare costituzione pedologica dei terreni; si tratta, infatti, di suoli calcarei poco profondi ad eccezione delle aree pianeggianti poste sul fondo dei piani dove però il ristagno d'acqua nei mesi invernali costituisce un fattore limitante.


 

Certamente le mancate sistemazioni idraulico-agrarie degli altipiani hanno consentito di mantenere inalterato il loro valore ambientale, nettamente superiore alle ipotetiche utilizzazioni agricole.


 

Le coltivazioni tradizionali della zona, prevalentemente cerealicole e foraggere, tendono a ridursi notevolmente, come pure le utilizzazioni zootecniche dei pascoli. La marginalità economica ditali produzioni, non più competitive sui mercati mondiali, ha determinato una drastica riduzione delle superfici coltivate e la riconversione colturale dei terreni migliori. Sono state potenziate coltivazioni particolari per i mercati locali e/o specialistici, quali ad esempio la patata rossa e la lenticchia di Colfiorito ed Annifo.


 

La patata rossa (Solanum tuberosum cultivar desirée) è una varietà di origine olandese, che si è acclimatata in modo ideale alle condizioni pedoclimatiche degli altipiani; la sua coltivazione consente di ottenere un prodotto con caratteristiche orga­nolettiche particolari che lo rendono appetito e richiesto sul mercato, non solo locale, con quotazioni superiori alle produzioni similari.


 

Altra coltura innovativa, che si sta affermando nell'area di Colfiorito, è quella della lenticchia (Lens culinaris).
Tale importante legume, riscoperto nell'ultimo decennio quale alternativa alle colture primaverili asciutte, si è diffuso impiegando ecotipi di seme provenienti dai piani carsici di Castelluccio di Norcia. La sua utilizzazione a scopo alimentare ha incontrato il favore dei consumatori e raggiunto quotazioni di mercato remunerative dei costi di produzione.


 

 


 

Seconda parte

 

Tuttavia, per questi prodotti, la mancanza di un controllo adeguato e di un marchio a garanzia della tipicità e dell'origine, consente l'inserimento di merce scadente proveniente da altre zone, con ripercussioni fortemente negative sia negli aspetti economici che in quelli alimentari. Il settore principale dell'economia agricola è ancora quello zootecnico; valide strutture di lavorazione e commercializzazione del latte presenti in zona, hanno consentito non solo la sopravvivenza di numerosi allevamenti a conduzione familiare, ma anche la formazione di allevamenti più grandi ed efficienti.


 

Certo è che le formule di razionamento alimentare, adottate per tali allevamenti da latte, esulano spesso dalle produzioni foraggere e dai pascoli naturali esistenti nelle aree sommitali dei rilievi circostanti gli Altipiani di Colfiorito.


 

Tali aree, ex-seminativi abbandonati, prati-pascoli e pascoli naturali sottoutilizzati, si stanno evolvendo, per cause connesse al dinamismo vegetazionale, verso comunità vegetali ricche di specie scarsamente pabulari come: falascone (Brachypodium rupestre), carlina bianca (Carlina acaulis ), calcatreppola ametistina (Eryngium amethystinum) e arre­stabue o ononide spinosa (Ononis spinosa).


 

La irrazionale e insufficiente utilizzazione zootecnica dei pascoli sta modificando la loro composizione floristica e le caratteristiche vegetazionali; gli animali, infatti, pasco­lando inizialmente le specie più gradite, che sono anche le migliori foraggere e tralasciando  le altre, facilitano lo sviluppo di una flora a scarso valore alimentare o addirittura  infestante e velenosa come alcune speie di Ranuneulaceae.


 

Per ovviare a tali inconvenienti e garantire la conservazione ai fini zootecnici, ma anche ambientali, di questi terreni necessiterebbe uno sfalcio annuale per asportare le specie non pascolate. Tale intervento colturale, già ampiamente praticato nelle vallate alpine, dove sono previsti contributi pubblici che coprono il costo dell' intervento, consentirebbe anche di riconvertire 1' agricoltore tradizionale in custode coltivatore di “oasi ambientali" e come tale di essere adeguatamente remunerato dalla collettività che di questi beni usufruisce e beneficia.



 

 

 


 

(Comuni di produzione)

Tipo di bene artistico/naturale

Parco